Giubileo della Misericordia

Vittorio Maria De Bonis commenta la Cupola di San Pietro

Arte & Cultura
Autentica ossessione degli ultimi anni d’attività artistica di Michelangelo Buonarroti e sorta di testamento architettonico ideale nel quale si condensano, senza tuttavia placarsi, quelle tensioni e sofferenze ideali che l’hanno accompagnato e animato per quasi novant’anni, l’avventura della costruzione della Basilica di San Pietro trova, nel miracolo d’una Cupola unica nel suo genere, il suo simbolo e il suo completamento.

Nominato nel 1547 da papa Paolo III Farnese Architetto della Fabbrica di San Pietro con autorità assoluta, Michelangelo scarta il precedente e sin troppo articolato progetto di Antonio da Sangallo e ne riconduce la pianta ad un fascio di linee in tensione che si risolvono e s’innalzano in una cupola terrena e mistica insieme. Un primo modello in terracotta eseguito dallo stesso artista nel 1557, ed un secondo in legno, di grandi proporzioni e sezionabile, per poterne mostrare l’interno, realizzato da un abile ebanista nel 1561 sotto la direzione di Michelangelo e in parte ancora conservato, segnano l’inizio dell’avventurosa costruzione.

Ispirata quasi certamente a quella brunelleschiana di Santa Maria del Fiore a Firenze, con un’ulteriore carica d’imponenza monumentale, la cupola disegnata da Michelangelo s’imposta su un tamburo sostenuto genialmente da coppie di colonne con capitelli corinzi fortemente aggettanti che scandiscono finestroni dal timpano ora acuto ora stondato, a citare apertamente le antiche nicchie del Pantheon, fondendo con sapienza architettura pagana e messaggio cristiano, come ben dimostrano i festoni di gusto classico che completano il tamburo in alto.

Spinta e slanciata in alto dai forti costoloni esterni, la cupola si tende e si gonfia, innalzandosi con forza titanica verso il Cielo, trattenuta dal peso della sua massa e tuttavia pronta al volo, perfetta immagine di quella lotta eterna fra Materia e Spirito, fra seducente mondo terreno e sete d’eternità che tormenterà l’artista toscano fino all’ultimo dei suoi giorni.

Michelangelo morirà nella sua casa romana in via Macel de’Corvi, presso il Foro di Traiano, il 18 febbraio 1564, a quasi novant’anni, quando il tamburo della Cupola era ormai ultimato, consegnando a Roma e al mondo un’icona immortale del suo anelito all’infinito.

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