Giubileo della Misericordia

Vittorio Maria De Bonis commenta La Pietà di Michelangelo Buonarroti

Arte & Cultura

Gemma assoluta della Basilica Vaticana e capolavoro incontestabile di statuaria e devozione, la Pietà di Michelangelo Buonarroti è divenuta da subito un’icona d’arte da emulare ed ammirare, per quanto il biografo, ed artista egli stesso,

Giorgio Vasari ammonisca i futuri scultori a non osar neppure di mettersi in competizione con una creazione quasi miracolosa come quella, che sfida con prevedibile successo la Verità e la Natura.

Creato nel 1498 da un Michelangelo poco più che ventenne per la tomba dell’anziano cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas, ambasciatore del re di Francia alla corte di Alessandro VI Borgia, il gruppo marmoreo della Vergine e del Cristo, abbandonato fra le braccia della madre dopo la sua deposizione dalla Croce, era un soggetto drammatico particolarmente caro alla cultura religiosa d’Oltralpe ma ben poco diffuso nella pittura toscana del Rinascimento, e quasi per nulla nella scultura contemporanea a Michelangelo, soprattutto in composizioni a grandezza naturale.

Il giovane artista ricavò le due figure con spettacolare virtuosismo da un solo blocco di marmo di Carrara, scegliendo di racchiudere l’intero corpo di Gesù nel contorno della figura di Maria, la cui veste pesantemente panneggiata scava drammatici gorghi d’ombra, così da esaltare, per contrasto, la delicata lavorazione del volto della Vergine e del corpo del Figlio, rilassato nel definitivo abbandono della morte.

Le suggestioni delle sculture di Andrea Verrocchio, maestro di Michelangelo, e dei quadri devozionali di Pietro Perugino, si fondono in una composizione esemplare, di forma piramidale, assolutamente inedita a quel tempo, con effetti quasi più pittorici che scultorei, dove il dolore sconfinato di Maria non s’affida a estremismi esasperati ma trapela, con un motivo intensamente patetico che lascerà il segno nella storia dell’Arte a venire, nel chinarsi mesto del suo volto verso il corpo del Figlio e nella mano sinistra, aperta in un gesto d’infinito sconforto.
Un’opera talmente perfetta che sarà l’unica in tutta la sua produzione che Michelangelo vorrà firmare, nella fascia che attraversa il seno della Vergine, come compimento esemplare del suo cammino d’artista e di uomo di fede.

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